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domenica 1 aprile 2012

Centonovantanove pezzetti

Prima o poi doveva succedere.
Sono uscita indenne da innumerevoli inferni; bianchi e asettici come ospedali, caotici come stazioni, scuri come abbandoni. Sempre con la mia testarda voglia di dare tutto, di spendere tutto nei rapporti, anche quando mi costava, quando dovevo andare contro il mio egoismo, certa che l'unica mia forza era di mostrarmi così, imperfetta e fragile come sono. Dire "ti voglio bene" per me era una promessa. Non sono mai stata io ad andarmene per prima. Mai. Onesta e sincera, aperta come un libro, dal fango della mia vita sconquassata sono sempre uscita con quel residuo di ingenuità bambina che mi faceva credere che se ti impegni e dai tutto, ottieni tutto.
Non è così.

Guardavo certe donne sempre in tiro, sempre sorridenti, mai un legame serio, sembrava che non le avesse mai sfiorate il dubbio di sentirsi inadeguate. Pensavo, ma guarda che dura, guarda che stronza, ma perché deve fingere sempre, perché non si fa vedere per quella che è davvero?

Poi sono andata in pezzi. Mille volte, prima di cedere.
E quando finalmente mi sono arresa, l'unico modo per tenere insieme i centonovantanove pezzetti che restavano era mettersi intorno una bella corazza. Un guscio traslucido che lasciasse fuori tutti, tutto, tranne me.
Ho imparato che le persone vanno e vengono. Che non c'è bisogno che io stia ad aspettare tessendo la mia tela come Penelope, perché chi va non torna, e chi ha ricevuto affetto o amore non sempre ricambia. Non c'è alcun bisogno di dare il meglio di me, di sforzarmi di essere quella che c'è sempre nonostante tutto.
Ho scoperto che chi si mostra fragile ha perso in partenza. Sempre.
In amore, in amicizia, le regole non cambiano. Mi hanno deluso entrambi, mi hanno ferito allo stesso modo.

Adesso vado in giro con la schiena più dritta, il sorriso un po' ironico. Non abbasso gli occhi davanti a nessuno, non ho bisogno di nessuno. Ogni tanto mi esce dai denti una battuta un po' cinica. Mi trucco più volentieri, sono più leggera. Non sento più nessun peso. Mi godo tutto quel che posso, senza chiedere nulla al domani. Prendo la gente per quello che è.
Anche io finalmente ho la mia buccia.

Qualche volta penso che prima ero una persona migliore, lo so che è così.
Ma, oh, prima di tutto bisogna sopravvivere.

domenica 19 febbraio 2012

Cambiare idea

Quando ti ho visto la prima volta eri un nome, una foto, una cicatrice.
Non è mai un bel biglietto da visita essere una cicatrice.
Da lontano ci guardavamo in cagnesco, ad un solo grado di separazione. Ci siamo fatte del male, reciprocamente, a volte inconsapevolmente e a volte meno.
Succede.
Io vedevo oggetti che non potevano essere che tuoi, sentivo le canzoni che avevi ascoltato anche tu, guardavo lo stesso paesaggio che vedevi tu, e di tanto in tanto una fitta mi colpiva allo stomaco, e pensavo alla cura e all'amore che avevi avuto. Mi commuovevo, a volte.
Sai, io sono molto brava a commuovermi e a immedesimarmi. Sono le cose che mi riescono meglio.
Piano piano ci siamo avvicinate, per merito di chi, suo malgrado, si trovava tra noi due. Abbiamo parlato di piccolezze, per iniziare, e siamo andate avanti. Uno scalino alla volta.
Nessuna delle due è brava a portare rancore, per fortuna. Nessuna delle due sa essere testardamente attaccata ad una convinzione sbagliata. Abbiamo cambiato idea, l'una sull'altra.

Ora io sono come eri tu, quando ho sentito parlare di te la prima volta. Sono una ex. Brutta razza.
Certe cose riesco a dirle solo a te. Perché sai esattamente di chi sto parlando, non ho bisogno di spiegarti. Conosci il valore di quello che ho perso, sai cosa volevo e ho soltanto sfiorato, e ricordi la strada che io devo ancora percorrere, lentamente, faticosamente. Sai tutto.
Sono la ex del tuo ex. Sei la ex del mio ex.

Arriverà presto un'altra per cui sarò io, stavolta, un nome, una foto, una cicatrice.
Avrò bisogno di te, lo sai vero?
Dimmi che questo vuoto diventa in qualche modo gestibile, sopportabile.
Dimmi che l'amore non finisce, che cambia solo forma, colore, consistenza. Che gli unici sentimenti che se ne vanno lasciando solo ricordi lontani sono l'invidia, la rabbia, la disperazione.
A te crederò.

Sono contenta di averti trovata, anche se in modo poco usuale. Sei una delle poche cose buone che riesco a vedere chiaramente intorno a me, in questi giorni grigi.
Ti voglio bene, A.
Buon compleanno.