Ho sempre avuto, fin da ragazzina, questo difetto (che potrebbe sembrare un pregio, ma non lo è) di giocarmi sempre il tutto e per tutto nei rapporti. I muri di gomma non mi fanno paura. Prendo la rincorsa e ci sbatto contro, una, dieci, mille volte, un milione, due, tre, con lo slancio e le speranze della prima volta. Questo ovviamente comporta un enorme dispendio di energie.
Poi, senza troppe avvisaglie, arriva il giorno in cui davvero non ce la faccio più. Dopo l'ultima testata, mi volto e me ne vado. Spesso questo momento coglie di sorpresa anche me, è proprio come se mi cadesse dalle spalle uno zaino pesantissimo, e decidessi di andarmene lasciandolo lì.
E allora per un po' mi sembra di affogare, di non respirare, mi manca un pezzo e sono in ansia. Però (questo invece è innegabilmente un pregio) sono anche svelta ad aggrapparmi con tutte le mie forze ad ogni minima occasione di serenità.
Come una patella attaccata allo scoglio.
Resto qui, in mezzo al mare, tra il sole dei sorrisi e il sale delle lacrime, incollata alla mia roccia, aspettando che passi la tempesta. Mi godo la marea che si alza e si abbassa, raccolgo le idee, aspetto il mattino.
venerdì 12 luglio 2013
sabato 6 aprile 2013
Scripta manent
Le righe dei libri, ordinate, sempre dritte, sempre avanti se non per il trascurabile millisecondo in cui si va a capo, righe che sanno dove vanno, lentamente, inesorabilmente, un carattere alla volta, con passettini-virgola o con passi lunghi da capolettera. Le loro storie mi hanno salvato da pomeriggi piovosi, da giorni aspri e crudeli, da insonnie d'amore. Mille vite ho vissuto, sono stata bambino e drago, nonna e visconte, strega, marito tradito, casa, pirata, gatto, fantasma, folletto, statua.
Sarà per questo che fin da piccola ho scritto; bigliettini agli amici, lettere ai miei, foglietti sparsi con sopra il mio cuore in brutta poesia. E gli altri mi rispondevano. Ho una scatola piena di questi scambi di corrispondenza su fogli da quaderno. Ho ancora perfino il bigliettino (rosa) in cui chiedevo al mio primo morosino se voleva mettersi con me. Sì, con sotto le caselline sì/no.
Forse vedere la mia vita scritta mi aiuta a trovarci un senso, una direzione. Come quando leggi un romanzo, no? e a tre quarti di libro cominci a immaginare dove andrà a parare, conosci i personaggi, il tono della storia, hai delle aspettative e pagina dopo pagina ti avvicini al finale, lieto o triste che sia.
Sarà sempre per questo che mi è capitato, qualche giorno fa, di riassumere la mia vita in poche righe scritte a computer.
Sapere che qualcuno ti legge è molto bello. Perché a parlare son buoni tutti, a sentire pure. Ma leggere non è sentire; è ascoltare. Allora quando trovi qualcuno che ascolta, ti ascolti anche tu. Ti leggi anche tu. Ti vedi come il protagonista di una storia, con la stessa simpatia, con lo stesso affetto. Ti dispiace per le sconfitte, soffri, fai il tifo, gioisci dei progressi. Vedi una specie di disegno, come fosse la trama di uno scrittore, vedi le svolte e i capitomboli all'indietro in quelle righe sempre uguali, invariabilmente parallele. Sei lì che scrivi, con una persona gentile che ti legge, ed entrambe fate il tifo per quel personaggio che poi sei tu.
Dopo tanto tempo, fai il tifo per te.
E allora cambia tutto.
Sarà per questo che fin da piccola ho scritto; bigliettini agli amici, lettere ai miei, foglietti sparsi con sopra il mio cuore in brutta poesia. E gli altri mi rispondevano. Ho una scatola piena di questi scambi di corrispondenza su fogli da quaderno. Ho ancora perfino il bigliettino (rosa) in cui chiedevo al mio primo morosino se voleva mettersi con me. Sì, con sotto le caselline sì/no.
Forse vedere la mia vita scritta mi aiuta a trovarci un senso, una direzione. Come quando leggi un romanzo, no? e a tre quarti di libro cominci a immaginare dove andrà a parare, conosci i personaggi, il tono della storia, hai delle aspettative e pagina dopo pagina ti avvicini al finale, lieto o triste che sia.
Sarà sempre per questo che mi è capitato, qualche giorno fa, di riassumere la mia vita in poche righe scritte a computer.
Sapere che qualcuno ti legge è molto bello. Perché a parlare son buoni tutti, a sentire pure. Ma leggere non è sentire; è ascoltare. Allora quando trovi qualcuno che ascolta, ti ascolti anche tu. Ti leggi anche tu. Ti vedi come il protagonista di una storia, con la stessa simpatia, con lo stesso affetto. Ti dispiace per le sconfitte, soffri, fai il tifo, gioisci dei progressi. Vedi una specie di disegno, come fosse la trama di uno scrittore, vedi le svolte e i capitomboli all'indietro in quelle righe sempre uguali, invariabilmente parallele. Sei lì che scrivi, con una persona gentile che ti legge, ed entrambe fate il tifo per quel personaggio che poi sei tu.
Dopo tanto tempo, fai il tifo per te.
E allora cambia tutto.
giovedì 28 febbraio 2013
Road to nowhere
Stasera sono andata a far la spesa. Sono uscita dal supermercato, ho messo la spesa nel baule e ho visto la coda in tangenziale, tutte le macchine a passo d'uomo. Niente di nuovo.
Mi sono girata, ho visto in lontananza l'autostrada e mi son detta, ma pensa che bello sarebbe adesso andarmene affanculo da qualche parte, lontano, senza dire niente a nessuno, mettermi in viaggio e partire per qualche posto che non conosco, magari vicino al mare.
Mi sono ricordata che avevo i surgelati da mettere in freezer e allora niente, sono tornata a casa.
Mi sono girata, ho visto in lontananza l'autostrada e mi son detta, ma pensa che bello sarebbe adesso andarmene affanculo da qualche parte, lontano, senza dire niente a nessuno, mettermi in viaggio e partire per qualche posto che non conosco, magari vicino al mare.
Mi sono ricordata che avevo i surgelati da mettere in freezer e allora niente, sono tornata a casa.
giovedì 14 febbraio 2013
Filastrocca di san Valentino
Cupido dolce, scocca il tuo dardo
e ti friggerò con del buon lardo
Cupido mio, se miri a me
ti ridurrò a concassè
Cupido bello, stai bene attento
voglio bollirti a fuoco lento
e ti friggerò con del buon lardo
Cupido mio, se miri a me
ti ridurrò a concassè
Cupido bello, stai bene attento
voglio bollirti a fuoco lento
martedì 29 gennaio 2013
Come il sole mentre piove
Volevo scrivere qualcosa di speciale per te.
Mi sono messa a pensare, ma continuano a venirmi in mente solo frammenti di immagini, impercettibili cambi di luce, giochi di parole che mi fanno ridere solo perché conosco le stupide storie che ci sono dietro; come si fa a spiegare un essere umano? Non si può.
Potrei dire che sei tenero, intelligente, gentile con la gente e con gli animali, arguto e comprensivo, gentiluomo, complicato, e ancora non avrei detto neanche la minima parte di quello che sei, perché gli uomini non si possono spiegare.
Tu per me sei la nota che non riesco a prendere, sei il sole mentre piove, sei il sorriso nascosto dalla mano. Ti muovi fluido tra i miei pensieri e con un solo tocco cambi le prospettive dentro di me, scompigli le certezze, sveli parole che non ricordavo più e le riempi di te. Cammini sui bordi dei miei giorni tra il presente e la nostalgia, come un equilibrista che non pesa mai troppo per la fune sottile che sostiene i suoi passi. Sei l'ultima ciliegia della stagione, il colore esatto del tramonto, l'autobus in anticipo, il profumo buono di cui non ricordo il nome, sei l'accordo di piano che mi commuove e non so perché.
Sei tutte le cose belle e buone che riesco a sfiorare ma non a trattenere, che stanno vicine ma non abbastanza, che posso abbracciare ma solo per un po', che hanno un nome ma io non lo so.
Sei il post che non riesco a concludere, perché ogni parola che posso scrivere è troppo o non è abbastanza.
Sei la parola che non posso scrivere.
Mi sono messa a pensare, ma continuano a venirmi in mente solo frammenti di immagini, impercettibili cambi di luce, giochi di parole che mi fanno ridere solo perché conosco le stupide storie che ci sono dietro; come si fa a spiegare un essere umano? Non si può.
Potrei dire che sei tenero, intelligente, gentile con la gente e con gli animali, arguto e comprensivo, gentiluomo, complicato, e ancora non avrei detto neanche la minima parte di quello che sei, perché gli uomini non si possono spiegare.
Tu per me sei la nota che non riesco a prendere, sei il sole mentre piove, sei il sorriso nascosto dalla mano. Ti muovi fluido tra i miei pensieri e con un solo tocco cambi le prospettive dentro di me, scompigli le certezze, sveli parole che non ricordavo più e le riempi di te. Cammini sui bordi dei miei giorni tra il presente e la nostalgia, come un equilibrista che non pesa mai troppo per la fune sottile che sostiene i suoi passi. Sei l'ultima ciliegia della stagione, il colore esatto del tramonto, l'autobus in anticipo, il profumo buono di cui non ricordo il nome, sei l'accordo di piano che mi commuove e non so perché.
Sei tutte le cose belle e buone che riesco a sfiorare ma non a trattenere, che stanno vicine ma non abbastanza, che posso abbracciare ma solo per un po', che hanno un nome ma io non lo so.
Sei il post che non riesco a concludere, perché ogni parola che posso scrivere è troppo o non è abbastanza.
Sei la parola che non posso scrivere.
giovedì 3 gennaio 2013
Dicembre è per ricordare, gennaio per ricominciare
Dicembre è nelle orme sulla neve che sanno da dove arriviamo e quanto pesano i pensieri.
È nei posti a tavola che restano vuoti, nei regali che mancano e non arriveranno.
Nelle lucine dell'albero bruciate, nei biglietti che conservo senza più riuscire a leggerli, nelle mani di mia madre che assomigliano sempre più a quelle di mia nonna, nelle mie che assomigliano sempre più alle sue.
Dicembre è nel ceppo del caminetto, nel fumo che fa lacrimare gli occhi, negli stessi film dell'anno scorso, di dieci anni fa, di venti anni fa, nelle stesse canzoni, negli stessi menu.
Gennaio è nei buoni propositi, nelle giornate che impercettibilmente ricominciano ad allungarsi, nella gomma che cancella ogni volta che si sbaglia a scrivere la data, è nelle prime pagine delle agende ordinate, precise.
È smettere di fumare, mettersi a dieta, promettersi di scrivere di più e meglio, pensare di riprendere in mano la macchina fotografica, di tenere un elenco dei libri letti, di mettere in ordine le librerie, gli armadi, i cassetti, la vita.
Credere che arriverà l'amore, che non sarai tu, che questa volta sarà diverso, tutto diverso.
Gennaio è aspettare i bucaneve.
È nei posti a tavola che restano vuoti, nei regali che mancano e non arriveranno.
Nelle lucine dell'albero bruciate, nei biglietti che conservo senza più riuscire a leggerli, nelle mani di mia madre che assomigliano sempre più a quelle di mia nonna, nelle mie che assomigliano sempre più alle sue.
Dicembre è nel ceppo del caminetto, nel fumo che fa lacrimare gli occhi, negli stessi film dell'anno scorso, di dieci anni fa, di venti anni fa, nelle stesse canzoni, negli stessi menu.
Gennaio è nei buoni propositi, nelle giornate che impercettibilmente ricominciano ad allungarsi, nella gomma che cancella ogni volta che si sbaglia a scrivere la data, è nelle prime pagine delle agende ordinate, precise.
È smettere di fumare, mettersi a dieta, promettersi di scrivere di più e meglio, pensare di riprendere in mano la macchina fotografica, di tenere un elenco dei libri letti, di mettere in ordine le librerie, gli armadi, i cassetti, la vita.
Credere che arriverà l'amore, che non sarai tu, che questa volta sarà diverso, tutto diverso.
Gennaio è aspettare i bucaneve.
sabato 1 dicembre 2012
Primo dicembre
Oggi non sto bene, sono malata. Da tutto il giorno vado in giro con un peso sullo stomaco che ha un solo nome, ed è il tuo.
Oggi è il tuo compleanno.
Non ci sentiamo da molto, e non so perché. Che sia colpa mia, colpa tua o colpa di entrambe sinceramente non importa.
L'unica cosa che importa è che ti voglio bene come allora, come sempre.
Che il tuo posto non l'ha preso mai nessuno.
Che ti penso spesso, e non tanto perché avrei bisogno di te ma perché vorrei sentirti ridere, sapere che stai bene e che si è risolto tutto.
Mi manca quel divano scassato, e mi mancano i popcorn e le perline e le tisane e le confidenze e i ravioli al vapore e gli abbracci stretti e i pescaditos e la signora Fletcher e tutto, tutto di noi.
Ci siamo perse da qualche parte e non riesco a capire dove.
L'unica cosa che spero è che tu stia bene, soddisfatta e in salute; che non abbia tempo per me perché sei troppo occupata ad essere felice.
Auguri bambi.
Oggi è il tuo compleanno.
Non ci sentiamo da molto, e non so perché. Che sia colpa mia, colpa tua o colpa di entrambe sinceramente non importa.
L'unica cosa che importa è che ti voglio bene come allora, come sempre.
Che il tuo posto non l'ha preso mai nessuno.
Che ti penso spesso, e non tanto perché avrei bisogno di te ma perché vorrei sentirti ridere, sapere che stai bene e che si è risolto tutto.
Mi manca quel divano scassato, e mi mancano i popcorn e le perline e le tisane e le confidenze e i ravioli al vapore e gli abbracci stretti e i pescaditos e la signora Fletcher e tutto, tutto di noi.
Ci siamo perse da qualche parte e non riesco a capire dove.
L'unica cosa che spero è che tu stia bene, soddisfatta e in salute; che non abbia tempo per me perché sei troppo occupata ad essere felice.
Auguri bambi.
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